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martedì, 29 Settembre, 2020
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Dagli scavi in Piazza San Giovanni XXIII importanti informazioni sulla trasformazione della città

Le operazioni di scavo archeologico in piazza San Giovanni XXIII nei pressi della Cattedrale di Aosta, cominciate a inizio maggio, stanno riportando in luce interessanti frammenti e inattese novità sull’evoluzione storica di questo importante settore urbano.

Il primo sondaggio aperto ha restituito un’area già pesantemente compromessa da grandi trincee, relative alla risistemazione della zona dopo l’abbattimento e la rimozione dei resti di Maison Chappuis, distrutta da un incendio nel gennaio del 1956. Tuttavia le indagini hanno evidenziato due testimonianze significative: una considerevole piattaforma in muratura di età romana situata esattamente sull’asse mediano che divideva i due templi gemelli, collocata in prossimità del grande podio che separava verso sud la terrazza sacra più alta e la platea forense più bassa, in quella che è oggi piazza Caveri. Si ipotizza che tale piattaforma possa essere la base di un monumento onorario-celebrativo in una posizione chiave, rilevante, del Foro di età imperiale romana. Lo stesso saggio ha inoltre restituito un orecchio bronzeo di dimensioni leggermente maggiori del vero che, in base alle prime considerazioni stilistiche, si ritiene appartenesse ad una statua dell’imperatore Ottaviano Augusto o, comunque, ad un membro della dinastia giulio-claudia.

Il settore di indagine ha permesso inoltre l’individuazione della base di una fossa per la fusione delle campane, verosimilmente ascrivibile ai grandi cantieri attivi tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo.

A fine luglio è stato poi avviato lo scavo sulla piazza lato est, su via Monseigneur de Sales, dove vi era una posizione strategica di collegamento tra la terrazza sacra, il Criptoportico e il dispositivo scalare che immetteva nel porticato orientale della platea bassa. Le fasi finora oggetto di indagine hanno svelato i resti di una strada con muro di contenimento, canaletta e piano battuto realizzata dove prima sorgeva un vigneto di cui si sono individuate le buche. Sotto quest’ultimo sono affiorate alcune sepolture presumibilmente attribuibili al cimitero della Cattedrale utilizzato tra XIV e XV secolo.

Quest’area risulta molto importante in quanto negli anni ’80, poco più a nord, nei pressi dell’angolo della Cattedrale, l’archeologa Rosanna Mollo scoprì il grande vano terminale del criptoportico, corrispondente all’accesso monumentale alle gallerie sul lato est. Inoltre, poco più a ovest, l’archeologa Patrizia Framarin nei primi anni 2000 mise in luce un altro vano finemente mosaicato interpretabile, anche in virtù dell’evidente posizione centrale, come possibile sede dei sacerdoti Augustali deputati alla cura del culto augusteo.

L’ultimo sondaggio a ovest, nella stradina che collega la piazza a via Croce di Città, inizialmente prevedeva una semplice assistenza dato che, sia le esigue dimensioni dell’area, sia il noto passaggio di numerosi sottoservizi, portavano a ritenere che anche il sottosuolo fosse fortemente compromesso. Invece, ad appena 30 centimetri dall’attuale piano di calpestio, è emerso un muro la cui estremità orientale presenta un interessante andamento semicircolare rivelatosi, dopo una più accurata pulitura, poligonale. Verso ovest il muro, ampio e poderoso, prosegue rettilineo lasciando supporre la presenza, in antico, di un edificio considerevole. La presenza di questo presunto edificio si colloca in una posizione di assoluto rilievo in corrispondenza del vano terminale gemello del Criptoportico la cui esistenza è avvallata dalla consuetudine architettonica romana nell’osservare le simmetrie delle componenti. Questo ridotto varco stretto tra le case, inoltre, presenta una piccola area verde in fondo alla quale risultano riconoscibili le arcate della galleria a doppia navata del criptoportico ancora superstiti sebbene in stato di forte degrado.

La presenza dell’enigmatico edificio absidato (sulla cui identità e funzione si stanno formulando diverse ipotesi, tra cui quella che vi vedrebbe una chiesa “gemella” della Cattedrale di epoca altomedievale) avrebbe col suo ingombro protetto e sigillato le situazioni preesistenti, il cui scavo consentirebbe di recuperare preziose informazioni relative agli interni del Criptoportico, nonché ad altri elementi monumentali romani che, purtroppo, non si sono conservati sul lato orientale.

Solo lo scavo archeologico potrebbe permettere di ricostruire scientificamente lo sviluppo di questo strategico settore cittadino fornendo notizie anche per quell’epoca solitamente sfrangiata e poco nota qual è l’età tardoantica. E questo inatteso ma sorprendente edificio absidato, oltretutto perfettamente in asse con la vicina Cattedrale, non fa che accrescere l’interesse e la curiosità di archeologi, storici, ma anche dell’intera comunità offrendo alla città un’occasione unica di conoscenza e scoperta.

Quest’area urbana, nonostante la ridotta superficie, conserva e racchiude un sottosuolo denso di informazioni. Vi sono tutte le condizioni per cui questo settore potrebbe fornire testimonianze architettoniche e materiali fondamentali per una ricostruzione scientifica dell’aspetto generale, delle componenti e delle caratteristiche decorative di questo cruciale ambito urbano, dove il monumentale Foro romano (anch’esso articolato in più fasi successive) è stato “sostituito” dal principale spazio religioso aostano, sulle cui pertinenze, tuttavia, ancora oggi non si possiedono tutte le informazioni.

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